07 Mag Le more selvatiche dei Castelli e dintorni: dove le troviamo e perché non le compriamo mai
Il Battito Selvaggio dell’Estate: Le More di Rovo di Zagarolo
Se il fico è la dolcezza che matura al sole, la mora selvatica è l’anima ribelle delle nostre campagne. Non la trovi nei cataloghi dei fornitori: la trovi tra i rovi, lungo i sentieri di Zagarolo, dove la natura fa tutto da sola.
Un Ciclo Breve e Prezioso
La nostra caccia alla mora inizia verso la fine di luglio e ci accompagna per tutto il mese di agosto. È un frutto che non accetta programmi prestabiliti: la sua presenza è un dialogo costante con il clima. Se l’estate è stata torrida, il sole ne concentra gli zuccheri ma ne accorcia la vita. Se arrivano le piogge, il rovo si rigenera, regalandoci qualche giorno in più di raccolta.
Un Sapore che Travolge
Il segreto del nostro sorbetto alle more selvatiche sta proprio nel nome: selvaggio. A differenza delle more coltivate, quelle di rovo hanno una spinta acida e una profondità aromatica che ti travolgono sin dal primo assaggio. È una freschezza ancestrale, che sa di terra, di ombra e di sole allo stesso tempo.
Filosofia della Resa alla Natura
C’è qualcosa di magico nell’accettare che un gusto possa finire da un giorno all’altro. Quando l’ultimo rovo si svuota, l’appuntamento si sposta all’anno successivo.
«La mora selvatica non si lascia addomesticare. È il sapore della libertà: aspra, dolce e imprevedibile. Consumarla significa accettare il ritmo del bosco, dove ogni goccia di succo è un piccolo miracolo meteorologico che abbiamo il privilegio di trasformare in gelato.»
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